Report del Convegno "Fauna selvatica fuori controllo"
Si è tenuto a Zelarino, Venezia, presso la sala convegni del Centro Cardinal Urbani il 12 ottobre u.s., un convegno, organizzato da Confagricoltura Venezia, sulle problematiche legate alla diffusione, sempre più incontrollata, di una fauna selvatica.
Nella sua introduzione il presidente di Confagricoltura Venezia, Giulio Rocca, ha sottolineato come gli scienziati oggi lancino allarmi per i cambiamenti dell'ecosistema, ma gli agricoltori sono i primi ad accorgersi dei cambiamenti in atto e a subire danni nelle proprie aziende. In proposito ha evidenziato come uno degli elementi che dimostra lo squilibrio in atto sia il proliferare incontrollato di numerose specie di fauna selvatica, in particolare, tra gli altri: cinghiali, lupi, cervi e caprioli, scoiattolo grigio, nutrie, cormorani.
Rocca ha ricordato, anche se non rientrano tra la fauna selvatica, la diffusione eccezionale verificatasi quest'anno delle cimici asiatiche che hanno causato non pochi problemi alle produzioni di soia e frutticole a livello regionale.
Infine ha evidenziato come, in tale situazione, gli operatori agricoli si pongano come soggetti primi interlocutori per la segnalazione e risoluzione dei problemi.
"E' necessario - ha concluso - indagare su queste crescite fuori controllo per arrivare a dei percorsi condivisi che consentano di arginare i danni cagionati alle produzioni agricole ed al territorio (vedi i danni agli argini causati dalle nutrie) agendo con tempestività per evitare che si verifichino diffusioni poi difficilmente controllabili com'è successo purtroppo oramai per le nutrie, i cormorani ed i cinghiali."
E' seguito l'intervento di Giorgio De Lucchi, direttore settore Caccia, Pesca e Organismo intermedio FEAMP, Direzione Agroambiente, Caccia e Pesca della Regione Veneto, che ha fatto un esame della situazione relativa alla diffusione del cinghiale e delle nutrie evidenziando come questa sia diversificata tra provincia e provincia sia in termini di diffusione che di efficacia delle azioni messe in atto. "In alcune province - ha precisato - ci saremo aspettati un risultato migliore anche in considerazione delle risorse messe a disposizione dalla Regione." Per quel che riguarda invece il cormorano ha sottolineato come i danni siano in aumento e come sia in atto un confronto con l'ISRPA per mettere a punto delle ulteriori strategie di controllo della specie. Ha ribadito altresì come, con l'accentramento delle competenze nuovamente in capo alla regione, ci si aspetti una maggiore efficacia delle azioni di contenimento.
E' seguito l'intervento di Matteo Poja, Presidente della Sezione Itticoltura di Confagricoltura Venezia che, come vallicoltore ed agricoltore, ha evidenziato come nelle valli oltre che ai danni da cormorani vi siano danni all'agricoltura da oche selvatiche. Ha sottolineato inoltre il paradosso di come questi animali siano considerati cacciabili negli altri stati europei e non in Italia, e come un altro paradosso sia rappresentato dalla possibilità di cacciare le specie dannose, es. colombacci, solo in periodo di caccia, mentre i danni si verificano nel periodo di semina delle colture.
Con riferimento alla situazione dei cormorani ha sottolineato che questi animali, con la diffusione attuale, rischiano di produrre, oltre ai danni economici, danni culturali ed ambientali per l'abbandono totale della vallicoltura in quanto mancano le entrate per poter provvedere alle spese di manutenzione e cura dell'ambiente.
"Per tutte queste specie - ha ribadito - servono dei piani di controllo condivisi a livello regionale. E’ necessario istituire un tavolo regionale che si occupi di queste problematiche."
Chiara De Fassi Negrelli Rizzi, ricercatore e docente Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente, Università di Padova ha trattato gli aspetti relativi alla fauna esotica invasiva a livello normativo, presentando il DL 230 del dicembre 2017, che recepisce il Regolamento UE 1143/2014 volto a prevenire e gestire l’introduzione delle specie esotiche invasive. Dalla lista delle specie dannose contenuta nel decreto sono state elencate quelle che risultano presenti nel territorio nazionale e regionale, con particolare attenzione agli invertebrati (come il famigerato Gambero della Louisiana) e soprattutto ai mammiferi. Di queste specie sono state spiegate le criticità connesse e approfonditi gli aspetti normativi e di gestione.
Dino Scaravelli, professore a contratto, Scienze e gestione della natura, Università di Bologna ha illustrato i concetti di definizione della fauna selvatica e delle specie autoctone spiegando le modalità di diffusione e sviluppo delle popolazioni, evidenziando anche le difficoltà che possono esserci nel controllo. “E' difficile controllare – ha precisato - una specie che vive con noi e mangia quello che mangiamo noi”, facendo l'esempio dei ratti. Ha sottolineato che se una specie viene considerata dannosa è necessario perseguire la sua eradicazione (come avvenuto per le nutrie in Inghilterra).
Ha ribadito infine la necessità che i piani di controllo delle specie dannose siano predisposti e condivisi tra tutti i territori che presentano il problema per poter essere efficaci, e come sia necessario che tali strumenti siano articolati e sviluppati nel tempo con verifiche periodiche sull'efficacia degli strumenti messi in campo.
Giacomo De Franceschi, naturalista e libero professionista esperto in gestione ambientale e agricoltura, nella sua relazione ha evidenziato come, dalle ricerche condotte dal suo studio, i danni alle colture ed agli allevamenti oscillino tra i 10 ed il 30% dei ricavi potenziali delle colture e come vi siano ben 64 specie animali che producono danni e di queste risulti cacciabile solamente il 70%.
Ha concluso i lavori del convegno Sergio Berlato, presidente Commissione Regionale Politiche Agricole, Caccia e Pesca della regione che nel suo intervento ha evidenziato come la soluzione ai problemi della diffusione della fauna selvatica ci sia già. Ha precisato, infatti, che "da due anni è in vigore una legge regionale che consente alla Giunta, con una semplice delibera, dopo aver raccolto il parere dell'ISPRA, di attuare piani di contenimento di tutte le specie di fauna selvatica, nel rispetto delle direttive comunitarie. E' necessario però che gli agricoltori facciano sempre denuncia dei danni patiti in quanto questo ci consente di rappresentare all'ISPRA la gravità della situazione, mentre oggi, soprattutto a causa del modestissimo indennizzo che viene loro riconosciuto, molti agricoltori rinunciano a fare la denuncia. Ciò però non consente alla Regione di avere a disposizione una situazione aggiornata da rappresentare all'ISPRA, per ottenere il previsto parere per attuare i piani di abbattimento e controllo".

