Il raccolto della frutta a rischio per la cimice asiatica
La cimice asiatica attacca i frutteti nel nostro territorio. A rischio soprattutto le coltivazioni di pere con il pericolo di danni irreparabili soprattutto alla pera veneziana che sta già attraversando una grave crisi produttiva. Ma sono minacciate anche le produzioni di mele che, dal 2012 al 2017, nel veneziano avevano raddoppiato estensione e produzione.
“Si tratta di enormi danni – spiega Stefano Musola, presidente sezione frutticoltura di Confagricoltura Venezia. – Siamo di fronte ad un nuovo flagello delle campagne. In altre aree del Veneto si rischia di perdere interamente la stagione delle pesche. Anche qui da noi sono colpite soprattuto le coltivazioni di frutta estiva ed in particolare le pere che stavano già soffrendo una crisi di settore. Gli insetti colpiscono succhiando il tessuto dei frutti in formazione e causando un effetto sughero con deformazione e nanizzazione del prodotto”. In altre aree della regione non è stata risparmiata neppure la soia.
Raccolti estivi danneggiati al punto tale che la frutta viene lasciata sull'albero
“Quest’anno è un vero disastro – continua Musola. - In certi casi alcuni agricoltori agricoltori hanno lasciato tutto il raccolto sugli alberi perché i frutti non erano neppure vendibili per fare purea o succhi. Adesso si cominciano a vedere danni anche su alcune tipologie di pere e sulle mele estive Gala in fase di raccolta. Poi vedremo come andrà con le mele Fuji e le Star, ma temiamo il peggio. Anche le produzioni orticole sono attaccate dall’insetto, che ama i sapori dolci”.
Le reti anti-insetto sono l'unico mezzo di contrasto ma non sempre efficace
“Il problema è che la cimice si riproduce in tempi e modalità velocissime e quindi rischiano di essere inefficaci anche i trattamenti per debellarla – conclude Musola. - Le reti restano uno dei mezzi più utili, anche se economicamente si tratta di investimenti molto impegnativi per gli imprenditori. Le cimici stanno facendo danni anche alla soia: pungono il bacello e non cresce più il seme”.
Per Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia, bisogna cominciare a entrare nell’ordine di idee che la cimice asiatica dev’essere considerata come una calamità naturale, alla stessa stregua di una grandinata o di una tromba d’aria. Va cercata una soluzione, o sarà la fine della frutticoltura.
Identikit della cimice asiatica
Originaria dell’estremo Oriente, la cimice asiatica è arrivata negli Stati Uniti nel 2010, causando danni alle produzioni agricole per 37 milioni di dollari. In Italia è giunta successivamente, seguendo le vie commerciali, intrufolandosi in scatoloni, cassette e bancali. Nel 2016 la cimice asiatica, che si riproduce quattro volte tanto quella nostrana, ha procurato un danno stimato dal 20 al 40 per cento della produzione al comparto delle pere emiliano e ha cominciato a diffondersi anche in Veneto. La Halyomorpha halys non ha antagonisti naturali: sverna nelle case e negli anfratti riparati, quindi da marzo a fine estate continua a fare uova e si riproduce in maniera massiccia. Una cimice può fare fino a 200 uova e si sposta velocemente, in sciame, percorrendo anche cinque chilometri al giorno.
[Comunicato stampa Confagricoltura Venezia]
Sul problema della cimice asiatica, qui il servizio del TGR Veneto andato in onda il 16 agosto.
