Allevatori, con la guerra tempesta perfetta. Di recente chiuse altre stalle nel veneziano, circa un terzo negli ultimi tre anni

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Negli ultimi 15 anni in Veneto hanno chiuso oltre 4.000 allevamenti. Nel veneziano hanno già chiuso altre stalle negli ultimi mesi e ne sono state chiuse circa un terzo negli ultimi tre anni”.
E adesso arriva anche la guerra in Ucraina che farà esplodere in modo vertiginoso i costi di energia e materie prime. Il grido di allarme degli allevatori: “Ricevuti soltanto da poche aziende i 3 centesimi di aumento per ogni litro di latte venduto, previsti dall’accordo siglato a novembre con grande distribuzione, industria e cooperative - afferma Enrico Cassandro, presidente sezione Latte di Confagricoltura Venezia. - Abbiamo continuato a vendere il nostro latte a un prezzo al di sotto dei 41 centesimi al litro contro i 46 di spese, ma in concreto anche l’accordo dell’autunno è superato dai fatti, visto l’aumento vertiginoso dei costi di produzione.

GIA’ DALLO SCORSO AUTUNNO AUMENTO DEL 19% DI FORAGGIO E MANGIMI
“L’aumento dei costi delle materie aveva già acuito, dallo scorso autunno, la crisi degli allevamenti che non riuscivano più a far quadrare i bilanci – precisa Marco Aurelio Pasti, presidente di Confagricoltura Venezia. - Oltre ai costi dell’energia elettrica e del gas, già schizzati alle stelle, a incidere c'erano anche l’aumento della spesa per l’alimentazione animale, lievitata del 19% secondo i dati Ismea: + 22% i foraggi, + 17% i mangimi semplici e + 15% i composti. Ora la guerra in Ucraina - una tragedia per le popolazioni che subiscono direttamente il conflitto e indirettamente per le popolazioni più povere che non saranno più in grado di acquistare il cibo necessario - rischia di essere il colpo di grazia anche per molti allevamenti, se non verrà rapidamente riconosciuto ai loro prodotti un prezzo in linea con l'aumento dei costi di produzione. Va ricordato comunque che il prezzo del frumento, che oggi ha raggiunto il valore di 40 centesimi al kg, è circa un decimo del prezzo del pane, o che il prezzo del mais, che oggi ha raggiunto i 39 centesimi al kg 40, anni fa ne valeva 56 (in euro di oggi). Il problema è che il latte oggi viene pagato 41 centesimi al litro mentre 40 anni fa ne valeva 76, ma al consumatore costa sempre 1,45 euro al litro. In pratica la forchetta tra prezzo al produttore e consumatore si è dilatata a dismisura”.

CON GUERRA E SANZIONI, RIPERCUSSIONI IMPREVEDIBILI
“La situazione degli allevatori è arrivata a un punto di non ritorno – riprende Cassandro -. Eravamo già allo stremo: costretti a cercare continuamente nuove soluzioni per ridurre il costo della razione alimentare delle mucche, che rappresenta la spesa più onerosa nella gestione aziendale, siamo riusciti a gran fatica a coprire le spese il latte venduto comunque sottocosto. Già a febbraio però la gestione è diventata insostenibile, visti gli altissimi costi dell’energia elettrica e del gas. Ora con la guerra in Ucraina, che impone sanzioni pesantissime alla Russia, ci saranno ripercussioni letteralmente imprevedibili nel nostro settore già allo stremo!”

LATTE VENDUTO AL DI SOTTO SOTTO DEI 41 CENTESIMI CONTRO UN COSTO DI PRODUZIONE DI 46
Gli allevatori lamentano il fatto che molte aziende non hanno mai ricevuto l’aumento di 3 centesimi previsto dall’accordo di novembre, raggiunto tra le organizzazioni agricole, le cooperative, la grande industria e la grande distribuzione.
“Eravamo già inchiodati ad una perdita di 5/7 centesimi per ogni litro di latte venduto a 39/41 centesimi, contro i 46 dei costi di produzione – spiega Cassandro. - Un divario che, aggravato dalla crisi economica internazionale prodotta dalla guerra, in tempi rapidi, potrebbe innescare il crollo di moltissime imprese, se non dell’intero settore”.

CHIUSI OLTRE LA META’ DEGLI ALLEVAMENTI, I RIMANENTI PERDONO 7MILA EURO AL MESE
Negli ultimi 15 anni, secondo i dati di Veneto Agricoltura, nella nostra regione siamo passati da oltre 7.000 allevamenti di vacche da latte ai 2.900 attuali.
“Per un allevamento di 100 capi il deficit si traduce in una perdita mensile di circa 7.000 euro al mese, vale a dire circa 85.000 euro all’anno – conclude Cassandro. - Questo costringeva già a erodere il patrimonio aziendale, fare debiti su debiti e, alla fine, chiudere. Non ce la possiamo fare a resistere e sostegni non ne abbiamo ricevuti. Il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) assegnerà dei contributi per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici a uso produttivo dei settori agricolo e zootecnico, con i quali potremmo cercare di ridurre un po’ i costi energetici, ma non è una misura certamente sufficiente per fronteggiare l’emergenza già presente a cui si aggiungerà il disastro economico provocato dalla guerra appena iniziata”.

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