Crollo del prezzo all'ingrosso del Radicchio di Chioggia IGP: comprato a 10 centesimi, il costo di produzione è tra i 35 e i 45 centesimi
Crolla il prezzo del radicchio di Chioggia: acquistato all’ingrosso dai produttori a circa 10 centesimi al chilo, mentre i costi di produzione, nel periodo tardivo da settembre a febbraio, sono di 35/45 centesimi al chilo e nel periodo precoce tra aprile e giugno si superano i 50 centesimi!
“In questo periodo le perdite sono molto ingenti – commenta Michele Bellan, produttore di Chioggia. - La crisi è cominciata ai primi di ottobre con un pesante crollo del prezzo all’ingrosso, dovuto in parte ad una forte eccedenza del prodotto sul mercato, già colmo di tutte le altre verdure di stagione. Il radicchio di Chioggia è un prodotto molto deperibile e quindi si innesta facilmente purtroppo la speculazione del mercato che va sempre più al ribasso”.
Durante il lock down bloccata anche l’esportazione nei Paesi del Nord
Il radicchio di Chioggia ha sofferto anche del periodo di lock down, in cui si sono fermate le esportazioni all’estero: “Il nostro prodotto è venduto bene anche all’estero, soprattutto nei Paesi del Nord, malgrado le multinazionali del seme cerchino di produrlo anche in altri Paesi”.
Un prodotto certificato IGP (indicazione geografica protetta)
Il radicchio di Chioggia è prodotto IGP. “I nostri produttori confidano nell'esclusività e nel riconoscimento IGP per ottenere una remunerazione maggiore del proprio prodotto, malgrado tutte le difficoltà presenti sul mercato attuale – sottolinea Nazzareno Augusti, segretario di Confagricoltura Venezia a Chioggia. - La sigla IGP "indicazione geografica protetta" è il riconoscimento ottenuto dal radicchio di Chioggia nel 2008, purtroppo questo riconoscimento di origine territoriale fatica a emergere in quanto subisce la concorrenza di prodotto di dubbia origine o frigoconservato, ma con prezzi più concorrenziali”.
La concorrenza del radicchio non IPG prodotto in altre aree d’Italia
Michele Bellan fa parte del Consorzio Radicchio di Chioggia IGP: “Siamo preoccupati perché i commercianti intermedi che forniscono i prodotti agricoli alla grande distribuzione frenano l’acquisto del radicchio di Chioggia IGP, preferendo radicchi prodotti, senza alcun marchio di qualità, in altre aree d’Italia. In questo modo si limita il valore di questo prodotto tipico di Chioggia”.
Coltivazione a rischio, poche centinaia di produttori in 400, 500 ettari di “orti”
“Purtroppo, temiamo che la scarsa remunerazione del radicchio di Chioggia possa comportare una forte riduzione della coltivazione di questo prodotto tipico del territorio e fonte di reddito per molte imprese agricole – conclude Marco Aurelio Pasti, presidente di Confagricoltura Venezia. - Questi ortaggi non sono solo “verdure” da mangiare, ma racchiudono civiltà e duro lavoro”.
Michele Bellan produce anche altre orticole in un’azienda di 40 ettari, ma ormai “i coltivatori di questo prodotto di nicchia sono poche centinaia su una superficie di terreno stimata in 400-500 ettari suddivisi in orti” - aggiunge Nazzareno Augusti.
Un ortaggio coltivato nell'area di Chioggia fin dal 1700
La particolare audacia e la secolare esperienza degli ortolani (la vocazione orticola di Chioggia è documentata fin dal 1700) permette di ottenere un prodotto fresco, croccante e saporito a partire già da fine marzo/primi di aprile fino alla fine di giugno con trapianti che iniziano fin dalla metà di gennaio effettuati sui terreni coperti da tunnel e serre mobili di dimensione variabili a seconda della precocità che si intende ottenere. Le piantine utilizzate sono ottenute da semenzai fatti in serra riscaldata con l'utilizzo di seme autoprodotto dagli ortolani secondo un metodo tradizionale che si tramanda da generazioni.
Il prodotto ottenuto è preferibile ad altri ortaggi perché particolarmente ricco di potassio, fosforo e calcio mantenendo un basso apporto calorico.
