Marco Aurelio Pasti: imminenti le semine di mais e soia

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L’annata 2020 è stata una buona annata per i seminativi della provincia di Venezia: l’andamento meteorologico più fresco e piovoso delle ultime annate ha aiutato a raggiungere buone produzioni per qualità e quantità soprattutto per il mais. La campagna di commercializzazione poi si è sviluppata con andamenti di prezzo particolarmente sostenuti soprattutto per la soia negli ultimi mesi. Una boccata d’ossigeno per un comparto che dal 2012 ha faticato a mantenere una redditività sufficiente. Non hanno giovato negli ultimi 20 anni neppure la riduzione del sostegno disaccoppiato della politica agricola comunitaria, che è stato praticamente dimezzato, e le limitazioni alle tecniche innovative di miglioramento genetico delle piante.
L’andamento dei prezzi sostenuto è trainato da una riduzione delle scorte globali dovute alla ripresa dei consumi in Asia e all’andamento climatico siccitoso che ha investito le regioni del Mar Nero nell’estate scorsa e il Sud America da novembre a gennaio. Difficile prevedere il clima della stagione entrante, e quindi far previsioni sulle produzioni locali e globali. Da un lato le scorte ridotte dovrebbero garantire un sostegno dei prezzi, dall’altro i prezzi alti spingeranno gli agricoltori a produrre di più. Al momento i prezzi per il nuovo raccolto, pur più bassi di quelli attuali, si mantengono su un livello soddisfacente. Certo è che nel medio lungo periodo i prezzi torneranno a scendere erodendo la redditività delle aziende del settore.
L’Italia negli ultimi 10 anni ha dimezzato la produzione di mais di cui era quasi autosufficiente ed ora delega oltre metà della produzione a paesi terzi. Per la soia invece l’Italia è sempre stata largamente deficitaria, pur essendo il primo produttore europeo, e la provincia di Venezia è l’area più importante d’Italia. Credo andrebbe fatta una riflessione se sia strategicamente conveniente delegare sempre più la produzioni delle derrate alimentari all’estero anche alla luce della recente pandemia che ci ha fatto toccare con mano quanto precarie possano diventare improvvisamente certe forniture. Una riflessione quanto mai attuale visto che siamo in piena fase di revisione della politica agricola comunitaria con spinte a ridurre sempre più la produzione in Europa. Possiamo anche trasformare l’Europa in un immenso parco, ma non possiamo poi lamentarci se in sud America o nel sud est Asiatico vengono abbattute foreste per produrre il cibo da esportare in Europa. Penso che la ricerca e l’innovazione a 360° senza scartare nessuna soluzione a priori sia la via da seguire per raggiungere la sostenibilità ambientale sociale ed economica.

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