Intervista a Marco Aurelio Pasti, nuovo presidente di Confagricoltura Venezia
Marco Aurelio Pasti, è il nuovo presidente di Confagricoltura Venezia, eletto dai soci nella as-semblea di ieri sera.
Pasti, 53 anni, conduce nel Basso Piave un’azienda agricola di 600 ettari con fratelli e cugini. Pasti fa parte di una famiglia di origine veronese dedita all’agricoltura da oltre tre generazioni che arrivò nel veneziano all’inizio del ‘900 per la bonifica di terreni parzialmente sommersi (se possibile, specificare con qualche altra info). Dal dicembre 2001 al luglio 2017 Marco Aurelio Pasti è stato presidente dell'AMI associazione maiscoltori italiani. E' stato eletto presidente di Confagricoltura Venezia il 21 luglio 2020.
Presidente Pasti, l'emergenza Covid-19 che conseguenze ha già lasciato per l'agricoltura veneziana? Quali sono gli scenari che si aprono?
E’ ancora presto per capire che conseguenze lascerà quest’emergenza. Per il momento i primi mesi sono stati molto difficili per alcuni settori come l’agriturismo, il florovivaismo e parte del vitivinicolo, mentre altri settori hanno avuto impatti meno gravi. Gli scenari sono incerti perché non sappiamo ancora quando e come finirà la pandemia. Al momento stiamo vivendo una fase di tregua che ha permesso di riprendere un minimo di attività anche ai settori più colpiti. Spero che questa crisi possa aiutarci a capire l’importanza di mantenere una parte non trascurabile di produzione di cibo nel nostro paese, produzione che negli ultimi anni è stata sempre più delegata all’estero.
La vitivinicoltura è un settore trainante per il veneto e anche per l'area veneziana. Come si presenta la vendemmia 2020? Cosa succederà al nostro export di settore?
Non sono un esperto del settore, ma dalle informazioni che ricevo dai nostri associati, la vendemmia del 2020 dovrebbe avere rese sensibilmente inferiori rispetto alle ultime due campagne. Questo è un bene viste le difficoltà del mercato che stavano già emergendo e poi si sono aggravate con l’emergenza Covid. L’export ha trainato la crescita del settore nella nostra regione ed ora sta soffrendo, ma abbiamo un ottimo livello di aziende guidate da imprenditori di livello che, spero, riusciranno a cogliere e creare nuove opportunità.
Lei è stato anche presidente nazionale dei maiscoltori italiani. I seminativi, ed in particolare, il mais attraversano da anni una grave crisi. Da tempo lei propone l'utilizzo anche in Italia di OGM. A che punto siamo? Perché la ritiene una scelta efficace?
La crisi dei seminativi si è sviluppata negli ultimi vent’anni anni con successive riforme della politica agricola europea che hanno spostato risorse verso altri settori e altri Paesi. La crisi poi è stata aggravata dalla riduzione dei principi attivi utili per la difesa delle piante e dall’impossibilità di sperimentare ed eventualmente impiegare nuove varietà migliorate con le più moderne tecniche messe a punto dalla ricerca scientifica. Io non propongo l’utilizzo anche in Italia di qualsivoglia OGM, che, sottolineo, è un termine privo di significato scientifico e oggetto di una guerra ideologica che ha fatto perdere di vista i vantaggi o gli svantaggi che questi organismi possono portare per l’ambiente, i consumatori o gli agricoltori. Bensì ho proposto l’impiego di mais resistente alla piralide che è un insetto che nel nostro ambiente crea ingenti danni quantitativi, qualitativi e sanitari alle nostre produzioni, oltre che renderle meno efficienti nell’uso di acqua, concimi ed energia e quindi più impattanti sull’ambiente. Il paradosso è che oggi non possiamo né fare sperimentazione né coltivarlo ma possiamo importarlo e utilizzarlo nella filiera alimentare con il risultato che la produzione nazionale si è dimezzata e le importazioni sono enormemente aumentate. Il danno in perdita di conoscenze e sviluppo di competenze di questa miope politica peserà molto anche negli anni a venire, senza contare la paura scatenata nella gente per un pericolo inesistente, che forse è il danno più grave.
Quali sono le connessioni tra turismo e produzione agricola nel nostro territorio veneziano? Quali sono le strategie che possono dare sostegno alle imprese agricole con la crisi aperta dal Covid-19?
Il Veneto con le sue città d’arte, le sue montagne e le sue spiagge è una meta turistica importante e la nostra provincia gioca un ruolo di primo piano. Le connessioni dirette con l’attività di agriturismo sono evidenti, ma ci sono anche connessioni indirette importanti sia per il paesaggio rurale che fa da sfondo al settore, sia per le produzioni enogastronomiche che esercitano una sinergia importante per il servizio di accoglienza e rappresentano un’importante via di commercializzazione delle nostre produzioni. Il Covid-19 sta impattando duramente sulle attività turistiche soprattutto per la mancanza di turisti provenienti dall’estero e credo che ci voglia una strategia di breve periodo per permettere alle imprese di sopravvivere, una sorta di “respiratore”, ed una strategia di lungo periodo che permetta al settore di recuperare efficienza e competitività.
Durante quest'inverno, con la chiusura totale imposta dal Covid-19, si è evidenziato il problema della manodopera in agricoltura anche nel nostro territorio? Perché? Quali soluzioni sono state trovate?
Negli ultimi anni sono diminuite le superfici a seminativo a favore di vigneti ed altre colture arboree che richiedono manodopera per le potature che vengono completate proprio nel periodo in cui è iniziato il lock-down. Più in generale il fabbisogno di manodopera, che pure si è ridotto grazie alla meccanizzazione, rimane importante per il settore ortofrutticolo e richiede personale specializzato che non è sempre facile reperire ed è necessaria una fase di formazione prima dell’impiego.
Quali sono le sue richieste a Regione, Governo e Unione Europea?
Siamo di fronte a sfide importanti, prima fra tutte quella di garantire una produzione sufficiente per una popolazione in crescita di alimenti sani rispettando l’ambiente e garantendo un giusto reddito ai produttori. Direi che questi siano obbiettivi condivisi da tutti. Sugli strumenti da mettere in campo per raggiungere questi obiettivi ci sono invece visioni anche molto divergenti. Credo che sia necessario esaminare bene i dati senza strumentalizzazioni per scegliere gli strumenti migliori, cosa che non è semplice data la complessità dell’ambiente e la variabilità dei fattori in gioco. Il progresso nelle conoscenze scientifiche, nella gestione dei dati e nella tecnica possono fornirci soluzioni utili a patto di poterle studiare e non rifiutarle a priori. E’ una sfida importante soprattutto nella nostra provincia che è particolarmente esposta al cambiamento climatico e al rialzo del livello dei mari.
Qual è il suo auspicio in occasione dell'avvio del suo mandato?
Di riuscire a dare all’opinione pubblica un’immagine realistica dell’agricoltura, e agli agricoltori l’opportunità di dialogare con l’opinione pubblica.
